Farmaci generici o equivalenti

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Si tratta di farmaci il cui brevetto è scaduto e che pertanto sono producibili anche da case farmaceutiche diverse da quella che ha depositato il brevetto, tenendone l’esclusiva di produzione per un periodo che dovrebbe servire a ripagare i costi di ricerca e sviluppo sostenuti.

Tale prodotto per via della concorrenza, dei costi di ricerca non sostenuti dai nuovi produttori e di pubblicità che possono non essere necessari se il prodotto gode di un ampio mercato, consentono una riduzione del prezzo al cliente finale che si assesta fino a una media del 30%. Vige il vincolo di legge che il generico di un medicinale di marca oltre ad avere lo stesso principio attivo deve essere bioequivalente: ovvero possedere le stesse capacità curative, deve liberare le stesse quantità di farmaco nel tempo e deve raggiungere le stesse concentrazioni ematiche rispetto al farmaco di marca con uno scarto che non può essere superiore al ± 20%. Meno nette sono le specifiche sulla percentuale e la tipologia di eccipienti usati.

In base al decreto Storace del giugno 2005, ogni farmacia deve esporre l’elenco dei generici corrispondenti ai farmaci di fascia A e C e informare il cliente se esiste un generico a prezzo minore. Inoltre il decreto ha introdotto uno sconto praticabile in farmacia massimo del 20% sui farmaci OTC (farmaco da banco), precisando che lo sconto sia uguale per tutti i prodotti e per tutti i clienti, lasciando al farmacista la scelta della percentuale di sconto da applicare.

Anche per i farmaci di fascia C, completamente a carico del cittadino, come già accadeva prima del decreto per quelli di fascia A, il farmacista può sostituire il farmaco con un generico equivalente se il medico non ha scritto sulla ricetta “farmaco non sostituibile”.

L’espressione «farmaco equivalente» per definire questi medicinali è stata introdotta con la legge n. 149 del 26 luglio 2005 («Conversione in legge con modificazioni del decreto legge n. 87/05 recante disposizioni urgenti per il prezzo dei farmaci non rimborsabili dal SSN»). La legge, all’articolo 1, dispone che le aziende farmaceutiche appongano la nuova dicitura, considerata più precisa, nelle confezioni dei medicinali in commercio: il termine «generico» è dunque destinato in breve tempo ad essere sostituito. Infatti, l’uso del termine «generico» si è rivelata infelice poiché suggerisce l’idea di un farmaco non specifico, ad azione “generica”, cosa che non corrisponde alla realtà; si è pensato quindi di coniare «equivalente», un’espressione più appropriata perché rimanda all’idea di un farmaco esattamente equivalente dal punto di vista qualitativo e quantitativo all’analogo farmaco brevettato.

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